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Treni e altro sul corridoio 24 Genova-Rotterdam

27.04.2012

 

 

 

 

 

 

Una riflessione sull'incidente ai Frecciarossa a Roma Termini.

La collisione fra due Frecciarossa avvenuta giovedì 26 maggio nella stazione di Roma Termini merita una piccola riflessione, più che altro per il tono di alcuni articoli di commento apparsi sulla stampa nazionale.
Non posso dire nulla sull’accaduto in particolare, perché i dati a disposizione sono troppo pochi, ma sui livelli di sicurezza della rete è necessario chiarire alcuni aspetti fondamentali.

Dal punto di vista tecnologico e di sistemi di controllo, la rete italiana è forse fin troppo protetta: sono ben tre i sistemi che garantiscono lo scambio di informazioni terra-treno e che, combinati o singolarmente, coprono praticamente l’intera estensione delle linee. C’è addirittura da domandarsi se questa ridondanza - che fra l’altro genera costi aggiuntivi per l’installazione e la manutenzione di locomotive e linee – ereditata dalla sovrapposizione di interventi successivi nel passato e proprio per questo in parte tecnicamente datata, sia effettivamente utile o non sia una complicazione gratuita, anche in vista della interoperabilità europea.

Dal punto di vista normativo, le prescrizioni dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie sono spesso decisamente cautelative. A parte la questione della doppia presenza umana in cabina di guida, ci sono vincoli sulla velocità dei treni spesso poco giustificati, o ancora il divieto di utilizzare strumenti moderni di guida come la impostazione di velocità fisse che potrebbero favorire il risparmio sui consumi energetici, solo per fare qualche esempio.

E’ corretto il richiamo fatto da G.Santilli sul Sole 24 Ore alla efficacia dei programmi di manutenzione della rete ferroviaria, che devono sì fare i conti con risorse spesso limitate, ma che forse potrebbero essere indirizzati meglio, sui punti che realmente ne hanno bisogno, da individuare con più attenzione alle realtà del territorio. Ma anche le modalità con cui i lavori sono fatti dovrebbero essere meglio controllate, visto lo stato tutt'altro che ottimale di alcune linee anche principali.

L'articolo di F.Tonacci su La Repubblica si presta invece nel finale a una interpretazione che sembra legare una diminuzione della sicurezza dell’esercizio ferroviario alla apertura del mercato alla pluralità di operatori, prendendo spunto da una frase della Relazione Preliminare sulla sicurezza 2011 di ANSF, dove si accenna alla eccessiva conflittualità fra gli operatori come possibile causa di problemi. A parte il fatto che le statistiche sulla sicurezza nei paesi come il Regno Unito dove il traffico è liberalizzato totalmente da quasi vent’anni sono estremamente positive, vale la pena sottolineare che, nel caso specifico, Roma Termini è e sarà utilizzata esclusivamente da Trenitalia, e forse sarebbe anche necessario in generale analizzare, per meglio comprendere, quali operatori sono stati coinvolti nei diversi incidenti avvenuti, e per quali cause, e senza dimenticare che in molti casi le locomotive e il traffico degli operatori non-FS scontano addirittura restrizioni superiori a quelle imposte ai mezzi FS.
Si tratta peraltro di una conflittualità che spesso non è del tutto immotivata, in mancanza di una Autorità indipendente di garanzia, e sono d'accordo con l'autore dell'articolo che, in questo senso, qualcuno dovrebbe renderne conto.

Io penso infatti che il maggior livello di sicurezza potrà essere raggiunto proprio portando a compimento il processo di liberalizzazione del mercato, con l’istituzione ormai prossima in Italia della Autorità di controllo e con la totale separazione di RFI dal Gruppo FS, in modo che il Gestore della Rete possa programmare i suoi interventi di mantenimento in efficienza secondo le reali necessità del sistema e indipendentemente dalle strategie commerciali del Gruppo cui fanno capo anche Trenitalia e le altre società operative collegate.

Gli articoli citati sono consultabili nella Rassegna Stampa del Ministero Infrastrutture alla data del 27/04/2012

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